Cheratosi seborroica


Ognuno di noi sicuramente ha visto sulla fronte, sulle mani o sulle regioni fotoesposte di una persona anziana quelle lesioni scure moriformi, iperpigmentate, friabili che desquamano e che danno l’impressione di estrema malignità per il colore nero, un po’ piceo. Queste sono le famose cheratosi seborroiche, che non sono ovviamente caratteristiche esclusive degli anziani ma si possono osservare anche in soggetti giovani.

Le cheratosi seborroiche rappresentano delle proliferazioni dei cheratinociti, benigne, che in genere si autolimitano più o meno rapidamente nel tempo, in altri casi tendono a crescere soprattutto se sottoposte a stimoli irritativi cronici. Hanno la caratteristica di essere facilmente riconosciute perché hanno una doppia componente: una componente esofitica un po’ moriforme e una componente che desquama e spesso si elimina e si riforma. Quando appaiono particolarmente scure – e questo succede perché abbiamo le cheratosi seborroiche iperpigmentate – è chiaro che nei soggetti anziani si pone la diagnosi differenziale con il melanoma. Quindi se dovete parlare dell’argomento e dire qualcosa sulla cheratosi seborroica ricordate che rappresenta il tumore cutaneo benigno più frequente, si trova generalmente nella cute fotoesposta, quindi è probabilmente una risposta blanda al danno da fotoesposizione, si presenta con una neoformazione classicamente rilevata di aspetto moriforme e che presenta delle caratteristiche microscopiche che rispettano questa caratteristica di crescita disregolata dei cheratinociti.

Se andiamo a vedere quali sono i tipi istologici osserviamo la presenza di una forma acantotica; il termine acantosi si utilizza per indicare un ispessimento dell’epidermide, quindi un aumento del numero degli strati del granulare e dello spinoso superiore alla norma e superiore a quello che ci aspetteremmo in quella determinata sede cutanea. Ricordate che la cute ha spessore variabile a seconda delle sedi corporee, per cui non dobbiamo lasciarci trarre in inganno da cuti estremamente sottili, che magari possono essere state bioptizzate in sedi particolari, rispetto ad altre che sembrano più spesse: si tratta di variazioni fisiologiche in base alla funzione, alla sede e anche all’età.

Vediamo il quadro istologico classico. L’epidermide ha di solito lo spessore di pochi strati, 7-8, qui appare ispessita. Con l’ispessimento dell’epidermide e con l’aumento del numero degli strati si chiudono gli osti annessiali che sono presenti all’interno della cute stessa, quegli sbocchi con cui comunica con l’esterno. Si formano così le famose e caratteristiche pseudocisti cornee, che sono abbastanza diagnostiche. Queste pseudocisti cornee sono quelle che danno quell’aspetto un po’ moriforme e che spesso si rompono e danno la liberazione del materiale cheratinico.

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